NON SE NE PUO’ PIÙ DEL BLOCCO DEL CONTRATTO NAZIONALE DI LAVORO

BASTA CON GLI SPRECHI E LA CORRUZIONE NELLA SANITA’. PER LA FIALS VI SONO LE RISORSE ECONOMICHE PER IL RINNOVO del CONTRATTO NAZIONALE. (31/05/2014)

Da tempo affermiamo che con il recupero di risorse economiche con la lotta agli sprechi e alla corruzione nella sanità, vi sono, da subito,  notevoli margini non solo per il rinnovo economico del contratto nazionale di lavoro per tutti i dipendenti bloccato dal 2010, ma anche risorse per rendere più efficiente il servizio sanitario nazionale.

Così Giuseppe Carbone, Segretario Generale della FIALS,  alle recenti dichiarazioni del Ministro della Funzione Pubblica Marianna Madia.

Il blocco del contratto continuerà sino al 2014, ha dichiarato Madia ma senza allungarsi al 2020. Bisognerà, successivamente recuperare risorse per sbloccare i contratti.

Per il ministro il blocco dei contratti pubblici dal 2009 è un'ingiustizia, come è una grandissima ingiustizia quella dei tantissimi precari che ci sono nella pubblica amministrazione.

Rimane una ingiustizia, replica Carbone, il blocco del rinnovo contrattuale. Un rinnovo che i dipendenti ce lo chiedono a chiare lettere. Fino ad oggi vi è stata una perdita economica media oltre i 7 mila euro solo per il personale del comparto sanità. Sempre sul tema sanità, collegato al rinnovo contrattuale, Carbone chiarisce che rimane possibile garantire una buona sanità evitando gli sprechi e quindi liberando risorse economiche per migliorare il sistema sanitario pubblico e le motivazioni del personale del Servizio Sanitario Nazionale.

Una motivazione di carattere economico che comprenda, soprattutto, il riconoscimento delle diverse professionalità e del lavoro svolto.

I risultati da raggiungere, prosegue Carbone, sono quelli di rendere più efficiente e qualificante il sistema sanitario, stabilire parametri flessibili di recupero della spesa sanitaria in tutte le regioni, fissare, concretamente, obiettivi di investimento dei risparmi nella sanità e nelle retribuzioni dei dipendenti stessi.

Lo spreco in sanità è il risultato di cattiva gestione delle risorse economiche, che non è accettabile in questo periodo di crisi globale.

L’illecito nella sanità, continua Carbone, è enorme ed è in crescita costante. Non esiste una sanità privata visto che l’attuale sistema sanitario nazionale mette sullo stesso piano pubblico e privato convenzionato e non presenta alcuna concorrenza o alternativa.

Non vi è alcun obiettivo comune di competizione positiva al fine di esprimere al meglio la “produzione sanitaria”. I DRG corrisposti sono gli stessi della sanità pubblica.

I privati hanno interesse a fare utili, così si concentrano sulle attività che consentono i maggiori rimborsi dalle regioni: penso a chirurgia, trapianti, ortopedia, al fiume di introiti nelle riabilitazioni e geriatrie.

Da una clinica all’altra, un viaggio continuo per gli anziani, ma quando il caso diventa acuto subito la corsa in ospedale pubblico. La pediatria che consente di guadagnare molto meno non è appetitosa dai privati.

Gli interessi economici che si toccano nella sanità privata sono enormi e le cronache quotidiane, riportate dai mass media nelle varie regioni, derivanti dagli accreditamenti facili, alle stesse fatturazioni, sono la dimostrazione di un giro vorticoso,  immorale ed inaccettabile.

Se la sanità privata è divenuta il pozzo di San Patrizio nell’accaparrarsi una grossa fetta delle risorse economiche, la sanità pubblica, per Carbone, non è da meno negli sprechi, nella inefficienza e nella stessa immoralità.

Mentre il personale opera “con dedizione“ nella sanità, vi sono caste che arrecano danni patrimoniali ingenti.

L’attività illecita nel settore della Sanità si manifesta attraverso molteplici tipologie di condotte illecite, come ad esempio strutture specializzate costruite e mai usate, acquisto di sofisticate apparecchiature lasciate inutilizzate per anni, talvolta sino al loro degrado, lavori infiniti per ristrutturare ospedali, i mancati completamenti oppure le mancate o inadeguate ristrutturazioni o spesse volte  la mancata loro utilizzazione, tangenti per appalti, incarichi illegittimi conferiti a personale estraneo alle aziende sanitarie, le irregolarità sulle doppie e/o fraudolenti fatturazioni, la politica di spesa dei medici di base che, a volte, é fonte incontrollabile in quella  farmaceutica e nella diagnostica strumentale, le irregolari concessioni di accreditamento e gestioni di case di cura convenzionate, gli irregolari rimborsi alla sanità privata convenzionata (case di cura, laboratori di diagnostica strumentale, ecc), sulle prestazioni erogate oltre il tetto  finanziato di spesa,  il fenomeno, economicamente voraginoso, delle esternalizzazione dei servizi di pulizia, portierato, lavanderia, mensa, smaltimento dei rifiuti speciali, l’abuso di incarichi illegittimi ai dirigenti medici,ecc..

Le ultime stime, prosegue il Segretario Generale della FIALS, prevedono un minimo di 20 miliardi di euro all’anno di spreco nella sanità.

Il Ministro Madia deve avere il coraggio di confrontarsi, prima del 13 giugno (seduta del Consiglio dei Ministri) per il varo delle norme sulla riforma della pubblica amministrazione, con tutte le OO.SS., comprese la FIALS, poiché riteniamo, seguita Carbone, che in un confronto serrato sia possibile definire nuovi sistemi strutturali organizzativi nella pubblica amministrazione ed in particolare anche nella sanità, e stabilire obiettivi di recupero di risorse economiche per destinarle, in percentuale, al miglioramento dell’efficienza della sanità pubblica e all’aumento degli stipendi dei dipendenti della sanità.

Riteniamo, conclude Carbone che i dipendenti pubblici, per il tramite delle proprie rappresentanze sindacali, devono essere messi in grado di essere protagonisti in ogni singola amministrazione e responsabili delle scelte operate con i vertici aziendali ed assumersi anche tali responsabilità anche a livello economico così come professionale.

Il contratto subito, per la FIALS, rimane un’azione qualificante del Governo Renzi che non si può contraccambiare con gli sgravi fiscali (80 euro mensili non per tutti).

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